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Tecnologie di bonifica di siti contaminati

SOIL VAPOR EXTRACTION

Tecnologie di bonifica di siti contaminati
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L’identificazione, la caratterizzazione ed il risanamento di aree contaminate costituiscono oggi non solo un problema ambientale di prioritaria importanza, sia a livello europeo che a livello nazionale, ma anche una condizione sine qua non per avviare i processi di reindustrializzazione di aree produttive caratterizzate da un elevato degrado ambientale.
Purtroppo però, come si evince dal Rapporto ambientale 2009 (ISPRA), le aree bonificate e svincolate all’interno dei SIN (Siti di Interesse Nazionale1) sono, in percentuale, un numero esiguo rispetto al totale delle aree censite.

Ciò è conseguenza, soprattutto, della complessità tecnica degli interventi di risanamento che è necessario attivare per garantire la decontaminazione di queste aree. Infatti, anche se in campo tecnologico sono stati fatti, nel corso degli anni, progressi rilevanti (tecnologie che fino a pochi anni fa venivano considerate sperimentali, oggi sono ritenute “collaudate” e trovano diffusa applicazione in interventi di grandi e piccole dimensioni), non sempre le tecnologie oggi disponibili appaiono pienamente adeguate a risolvere il problema della decontaminazione, soddisfacendo in maniera integrata le esigenze di controllo del rischio per l’ambiente e per la salute pubblica, di costi e di tempi di intervento.

A poco più di dieci anni dall’entrata in vigore dell’ex DM 471/1999 (ora abrogato e sostituito dal DLgs 152/2006 e s.m.i), che ha dato piena attuazione all’art. 17 del DLgs 22/1997 (il cosiddetto”decreto Ronchi”) e ha dettato per la prima volta i criteri, le procedure e le modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, sono state accumulate molte esperienze significative nell’ambito della scelta della tecnologia di risanamento di terreni e falde contaminati. Nell’articolo si presenta un’analisi delle caratteristiche di una delle tecnologie di bonifiche maggiormente impiegata negli interventi di risanamento dei siti contaminati partendo da una prima classificazione delle stesse.

La letteratura specialistica in materia classifica gli interventi di bonifica di terreni e falde idriche secondo vari criteri. In particolare le tecnologie di risanamento sono classificate in relazione a:
• la matrice ambientale oggetto del trattamento
• l’ubicazione geografica del sito in cui viene effettuato il trattamento
• la finalità che l’intervento di risanamento intende perseguire
• la natura dei meccanismi applicati durante l’intervento

Il primo criterio suddetto è scontato e classifica le tecnologie di bonifica in funzione della matrice ambientale interessata dall’intervento di bonifica: suolo o acque di falda.
Rispetto all’ubicazione del trattamento, gli interventi di bonifica dei terreni contaminati sono classificabili in due categorie:
• interventi di bonifica in situ: il terreno inquinato viene trattato direttamente sul posto, senza cioè essere escavato
• interventi di bonifica ex situ il trattamento dei terreni avviene a seguito di rimozione dei volumi inquinati.

In relazione all’ubicazione del trattamento, queste metodologie si possono ulteriormente suddividere in:
- on site se il trattamento è effettuato in un impianto mobile o trasportato in loco. In questo caso generalmente il terreno, dopo essere stato trattato, viene recuperato in situ - off site se i volumi inquinati sono trasportati in impianti, di trattamento o di smaltimento, diversamente localizzati.

In relazione alla finalità che si intende perseguire mediante l’esecuzione dell’intervento di risanamento, vengono individuati:
• interventi mirati alla distruzione degli inquinanti. Sono sistemi studiati per alterare la struttura chimica degli inquinanti, tramite trattamento termico, biologico e chimico
• interventi mirati al trasferimento degli inquinanti dal terreno o dalle acque sotterranee ad altre matrici ambientali dalle quali vanno poi rimossi
• interventi mirati ad “immobilizzare” i contaminanti, agendo sulla fonte di inquinamento, secondo diversi meccanismi di natura fisica o chimica, spesso concomitanti
• interventi mirati al trasferimento del terreno contaminato, dopo aver effettuato la sua escavazione, in depositi adeguatamente confinati (es. discariche), molto spesso senza interferire sulla natura della contaminazione e sulla sua pericolosità intrinseca.

L’ultimo criterio di classificazione suddetto consente di classificare gli interventi di bonifica in:
• trattamenti biologici: fanno uso di microrganismi per i quali l’inquinante costituisce nutrimento con degradazione dello stesso in anidride carbonica ed acqua
• trattamenti chimici: sfruttando opportune reazioni, trasformano gli agenti inquinanti in sostanze meno tossiche
• trattamenti fisici; utilizzando le differenti caratteristiche della sostanza inquinante e del mezzo inquinato, consentono la separazione della fase inquinante, la sua rimozione ed il successivo trattamento
• trattamenti termici: mirano sia alla distruzione della sostanza inquinante che alla sua immobilizzazione tramite fusione del mezzo che la contiene.

La tabella (a pagina seguente) riporta uno schema di classificazione delle varie tecnologie di bonifica oggi più utilizzate. Viene di seguito analizzata la tecnologia di bonifica, denominata “Soil Vapour Extraction” (ved. Fig. 1), utilizzata prevalentemente per la bonifica dei terreni ed applicabile in contemporanea con altre tecnologie, come l’Air Sparging (ved. Fig. 2) per la bonifica delle acque di falda non approfondite nel presente articolo.


Scarica il testo integrale dell'articolo dal box allegati



A cura di
MARCO MENDOLA, Geologo, consulente Ministero Ambiente tutela territorio e mare per le istruttorie tecniche delle bonifiche.
LORENZO MORRA, Ingegnere ambientale, per la progettazione di interventi di risanamento industriali.
(1 )A tale proposito si legga l’articolo I Siti di Interesse Nazionale a cura di M. Mendola e L. Morra, pubblicato su PONTE n. 3_2010 pgg. 36-38.


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