Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies tecnici. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookies Policy    

Ristrutturazione e restauro conservativo, tra specifiche e differenze

Guida tecnico-normativa per ristrutturazione e restauro conservativo

Ristrutturazione e restauro conservativo, tra specifiche e differenze
Vota questa notizia (2 voti):


Condividi:
      
Invia ad un amico
Stampa



Gran parte dei lavori edilizi degli ultimi anni in Italia ha riguardato: ristrutturazione e restauro conservativo. Come spesso accade per parole concettualmente simili, i due termini vengono usati come sinonimi, pur indicando sostanzialmente due diverse attività. La ragione dell’equivoco non è solo “linguistica” ma reale, poiché sia il confine normativo che quello tecnico tra ristrutturazione e restauro conservativo è relativamente sottile. Perfino dal punto di vista legislativo infatti, le due opere sono contenute nello stesso passaggio del testo unico dell’edilizia. Nel dettaglio ristrutturazione e restauro conservativo si trovano rispettivamente alla lettera D e C all’articolo 3 del DPR n. 380/2001. È la stessa giurisprudenza, nelle vesti del Consiglio di Stato, che corre in aiuto per rendere più chiara la distinzione.

Nello specifico per il restauro o risanamento viene sottolineato l’obiettivo di conservare il manufatto per garantirne la funzionalità tipologica. Quindi il complesso di interventi deve svolgersi nel rispetto degli elementi originali, sia formali che strutturali. Ciò comprende anche il ripristino, il consolidamento statico, il rinnovo delle componenti costitutive dell’immobile e l’inserimento di parti accessorie adeguate alle esigenze d’uso. La ristrutturazione si basa invece sull’alterazione della fisionomia originaria e la distribuzione delle superfici interne, incompatibilmente con l’idea stessa di risanamento.

Ristrutturazione e restauro conservativo restano quindi tra le opere più frequenti e rilevanti sul patrimonio edilizio, ma rappresentano due mondi separati. Quando si cambia la destinazione, la funzionalità e l’ossatura di uno stabile, entra in gioco la prima categoria di lavori. Nel caso si proceda materialmente senza tuttavia modificare l’essenza, si parla invece del secondo genere di lavori, anche se questi ultimi prevedono l’eliminazione di elementi deteriorati, estranei o la bonifica igienica dei luoghi. Altro fattore che fa da spartiacque tra ristrutturazione e restauro conservativo, è l’incremento o la riduzione del volume precedente, ricavando nuovi spazi, fruibili o abitabili, infrangendo quindi il vincolo della conservazione.

 

 


@edilio_it



Network

Network Edilio Network Edilio Network Edilio Network Edilio Network Edilio Network Edilio Network Edilio Network Edilio



Media Partner

Partner Edilio Partner Edilio Partner Edilio