Risparmio energetico: i contenuti del DPR 59/2009 e i requisiti nazionali

Risparmio energetico: i contenuti del DPR 59/2009 e i requisiti nazionali
Vota questa notizia (2 voti):


Condividi:
      
Invia ad un amico
Stampa



Il 10 giugno 2009 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59 “Regolamento di attuazione dell’art. 4, comma 1, lett. a) e b), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, concernente attuazione della direttiva 2002/91/Ce sul rendimento energetico in edilizia” (GU 132 del 10 giugno 2009) in vigore dal 25 giugno 2009, a 3 mesi dalla sua approvazione e dopo quasi 3 anni di attesa. Il percorso non si è ancora concluso dato che manca/no il/i decreto/i attuativo/i di cui all’art. 4 comma 2 lett. c) sui requisiti professionali e i criteri di accreditamento degli “esperti indipendenti” a cui affidare la certificazione energetica come previsto dal DLgs 192/2005 modificato dal DLgs 311/2006.

Il DPR 59/2009 fissa i requisiti minimi nazionali e la metodologia di calcolo della prestazione energetica, nonché i criteri generali per l’edilizia pubblica, in vigore nelle Regioni e Provincie Autonome che non hanno ancora provveduto a legiferare sulla materia con propri provvedimenti regionali, come previsto dall’art. 117 della Costituzione e dalla Clausola di cedevolezza di cui all’art. 17 del DLgs 192/2005. Di fatto rende obbligatori la maggior parte dei requisiti minimi transitori previsti dall’Allegato I del DLgs 192/2005 modif. 311/2006, con alcune novità. In primo luogo introduce tre nuove definizioni (art. 2) relative a grandezze termo fisiche e a soluzioni tecnologiche, relative alla riduzione dei carichi termici estivi:
• i sistemi filtranti, per ridurre gli apporti solari diretti attraverso le schermature trasparenti
• la trasmittanza termica periodica YIE (W/m2K), parametro che valuta la capacità di una parete opaca di sfasare ed attenuare il flusso termico (calcolata secondo la UNI EN 13786, e già prevista nella maggior parte dei software di calcolo termotecnici)
• la copertura a verde, altra soluzione tecnologica che, al pari del tetto ventilato, contribuisce a ridurre i carichi termici, oltre che altri vantaggi di carattere “ecologista” ed architettonico. All’art. 3 definisce, in maniera univoca, quali siano le metodologie di calcolo della prestazione energetica degli edifici e impianti, già individuate nell’allegato III del DLgs 115/2008, ma qui ripetute nell’articolato in quanto è il DPR 59/2009 il riferimento legislativo in materia.

Per l’Italia si adottano le norme tecniche nazionali “definite nel contesto delle norme EN a supporto della direttiva 2002/91/CE, della serie UNI/TS 11300 e loro successive modificazioni. Di seguito si riportano le norme a oggi disponibili: a) UNI/TS 11300 - 1 Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 1: Determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale b) UNI/TS 11300 - 2 Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 2: Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria. 2. Ai fini della certificazione degli edifici, le metodologie per il calcolo della prestazione energetica, sono riportate nelle Linee guida nazionali di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico, adottato ai sensi dell’articolo 6, comma 9, del decreto legislativo.”, [...] linee Guida (approvate di recente).

I REQUISITI MINIMI - FINE DEL PERIODO TRANSITORIO
L’art. 4 definisce i Criteri generali e requisiti delle prestazioni energetiche degli edifici ed impianti, riprende il transitorio dell’Allegato I del DLgs 192/2005 con alcune novità. Per gli edifici di nuova costruzione e nei casi di ristrutturazione di edifici esistenti di cui al’art. 3 comma 2 lett. a) e b), ovvero con Superficie utile maggiore di 1000 m2 , ed ampliamenti maggiori del 20% del volume esistente; bisogna rispettare i seguenti requisiti minimi:
• il valore dell’indice EPi per la climatizzazione invernale, deve essere minore dell’Allegato C del DLgs 192/2005 e smi (art. 4, comma 2) Nota bene, non viene più richiesta la verifica della trasmittanza termica limite delle strutture opache o trasparenti, e nemmeno il rispetto del rendimento medio globale stagionale limite. Ciò nonostante per rispettare i valori minimi dell’indice EPi, è consigliabile rispettare tali limiti
• il valore dell’indice EPe, invol, “prestazione energetica per il raffrescamento estivo dell’involucro edilizio” (art. 4, comma 3) dato dal rapporto tra il fabbisogno annuo di energia termica per il raffrescamento dell’edificio quale risultato della procedura di calcolo della UNITS 11300 parte 1, che deve essere minore di quanto previsto dalle lettere a) e b) dell’art. 4 comma 3 (vedi tabella 1). Nota bene, per la prima volta nella legislazione italiana si introduce un limite relativo al comportamento energetico durante il regime estivo, questo potrà avere conseguenze per la progettazione e costruzione degli edifici nel centro-sud Italia, le prescrizioni non sono quindi di tipo qualitativo o tecnologico, ma di tipo prestazionali e calcolabili
• viene mantenuta la procedura semplificata nel caso di edifici con rapporto tra superficie trasparente e superficie utile dell’edificio minore di 0,18 e quindi possibilità di omettere il calcolo del fabbisogno annuo di energia primaria se sono rispettate le condizioni di cui all’art. 4 comma 8 relative alle trasmittanze e prescrzioni impiantistiche. Per gli edifici pubblici o di uso pubblico di nuova costruzione o ristrutturazione (commi 8 e 9 Allegato A DLgs 192/2005) è obbligatorio rispettare i requisiti minimi di cui sopra ed inoltre il valore del rendimento globale medio stagionale, già previsto nel punto 5 dell’Allegato C del DLgs 192/2005 deve essere calcolato con la formula: I*g= (75 + 4 logPn)%, ovvero circa un punto percentuale in più di rendimento.

L’impianto deve essere centralizzato sia per la climatizzazione invernale sia per quella estiva. Per gli interventi di ristrutturazione o manutenzione straordinaria di cui all’articolo 3 comma 2 lett. c) punto 1) del DLgs 192/2005 relativi all’involucro edilizio o ampliamento volumetrici minori del 20%, e che prevedono “a titolo esemplificativo e non esaustivo, rifacimento di pareti esterne, di intonaci esterni, del tetto o dell’impermeabilizzazione delle coperture” si applica:
• per le strutture opache verticali a ponte termico corretto il rispetto delle trasmittanze limite di cui all’Allegato C del DLgs 192/2005 (tabella 2.1), se il ponte termico non è corretto si fa riferimento alla trasmittanza media della parete, inclusi sottofinestre o aree limitate con riduzione di spessore (art.4 comma 4 lett. a) Nota bene, si comprendono negli interventi anche il rifacimento di intonaci esterni e l’impermeabilizzazione delle coperture, inoltre anche le strutture orizzontali verso garage o verso sottotetti non riscaldati devono rispettare tale limite
• per le strutture opache orizzontali o inclinate a ponte termico corretto il rispetto delle trasmittanze limite di cui all’Allegato C del Dlgs 192/2005 (tabelle 3.1 e 3.2), anche se verso ambienti non dotati di impianto di riscaldamento, se il ponte termico non è corretto si veda il punto precedente (non si applica per gli edifici della categoria E.8 attività industriali, artigianali, ecc…).

Viene specificato che per le strutture contro terreno i limiti “sono calcolati con riferimento al sistema struttura terreno” (art. 4 comma 4, lett. b)
• per le chiusure apribili ed assimilabili, quali porte finestre o vetrine anche se non apribili, comprensive di infissi, devono rispettare trasmittanze limite di cui all’Allegato C del DLgs 192/2005 (tabelle 4.a e 4.b), escluso gli accessi pedonali automatizzati (art.4 comma 4 lett. c).

Per nuove costruzioni, ristrutturazioni totali, parziali o manutenzione straordinaria, resta confermato il limite della trasmittanza delle strutture di separazione tra edifici o unità immobiliari o di separazione tra ambienti dotati di impianto di riscaldamento e ambienti non riscaldati, che deve essere minore di 0,80 W/m2K, sempre fatti salvi il rispetto del DPCM del dicembre 1997 sui requisiti acustici passivi degli edifici.
Allo stesso modo deve essere verificata l’assenza di condensazioni superficiali e interstiziali delle pareti opache con condizioni al contorno di umidità relativa interna pari al 65% e temperatura interna 20°C. Al fine di limitare i fabbisogni energetici in regime estivo e la temperatura interna per gli interventi di cui sopra nuove costruzioni, ristrutturazioni totali con superficie maggiore o minore di 1000 m2 (escluso ristrutturazione edifici E.5, E.6, E.7, E.8), sono introdotte (art. 4 comma 18) le seguenti prescrizioni tecniche: • verifica puntuali dell’efficacia dei sistemi schermanti delle superfici vetrate, che possono essere interni o esterni (quindi anche tende esterne interne, veneziane, scruti, tapparelle, aggetti, brise soleil, frangisole, ecc..)

• per tutte le zone climatiche esclusa la F con irradianza media mensile sul piano orizzontale maggiore o uguale a 290 W/m2anno, verifica che: - le pareti verticali poste a est, sudest, sud, sud-ovest, ovest abbiamo una massa superficiale Ms maggiore di 230 kg/m2, oppure che il valore della trasmittanza termica periodica YIE sia inferire a 0,12 W/m2°K - le chiusure opache orizzontali ed inclinate deve avere un valore della trasmittanza termica periodica YIE sia inferire a 0,20 W/m2°K - in alternativa ai punti precedenti (art.4, comma 18, lett. b) punto 2)) si possono utilizzare anche tecniche e materiali innovativi, quali, ad esempio le copertura a verde, o altre soluzioni con adeguata documentazione Viene introdotto per la prima volta un limite rispetto ad un parametro termo fisico (trasmittanza termica periodica) relativamente al comportamento dell’involucro in regime estivo, la valutazione è quindi secondo normativa (UNI EN 13786), e può consentire diverse soluzioni tecniche, tra le quali, a titolo d’esempio, le pareti ventilate o il tetto ventilato, oppure la copertura a verde, in quanto tale soluzione tecnica consente di ridurre il coefficiente di assorbimento (albedo) della radiazione solare diretta sul piano orizzontale.
• utilizza le condizioni ambientali esterne al fine di garantire la ventilazione naturale dell’edificio (ad esempio ventilazione incrociata), oppure, se questa non è sufficiente può utilizzare sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC). Al punto successivo (art. 4 comma 19 e comma 20) si sottolinea che per gli interventi del punto precedente per tutte le destinazioni d’uso ad eccezione degli edifici E.6 e E.8, è obbligatorio l’uso di sistemi schermanti esterni, quindi non valgono le tende interne.
Al comma 20, nel caso di ristrutturazioni di edifici esistenti, il progettista “valuta e documenta l’efficacia dei sistemi filtranti o schermanti delle superfici vetrate”, è quindi possibile anche l’adozione dei sistemi filtranti richiamati nelle definizioni.


Entrambi i commi prevedono che nel caso in cui non sia conveniente tale soluzione dal punto di vista economicota, è obbligatorio adottare superfici vetrate con fattore solare minore o uguale a 0,5 (UNI EN 410 evidenziato nella relazione tecnica. La volontà del legislatore è quella di evitare soluzioni architettoniche/tecnologiche degli edifici totalmente vetrate, del tipo centro direzionale “international style” anni ’70, palazzo di vetro, probabilmente per tale ragione si è scelto come alternativa un valore del fattore solare molto basso, quasi da vetro oscurato fumè. Per gli interventi di nuova installazione o ristrutturazione di impianti termici di cui all’art.3 comma 2 lett. c) punto 2) e 3) del DLgs 192/2005 relativi agli impianti termici o sostituzione del generatore di calore si procedere:
• al calcolo del rendimento globale medio stagionale (hg) che deve essere maggiore del valore limite di cui punto 5 Allegato C DLgs 192/2005, nel caso in cui la potenza nominale del focolare del generatore sia maggiore di 100 kW è obbligatoria la relazione tecnica con diagnosi energetica e valutazione miglioramento in termini di costi/ benefici(art. 4 comma 5)
• per tutti gli edifici esistenti con più di 4 unità immobiliari ed in ogni caso se la potenza dell’impianto centralizzato è maggiore di 100 kW, è preferibile il mantenimento degli impianti termici centralizzati (art. 4 comma 9), la deroga deve essere motivata per cause tecniche o di forza maggiore
• per tutti gli edifici esistenti con più di 4 unità immobiliari con destinazione residenza (E.1) o uffici (E.2) in caso di ristrutturazione dell’impianto termico o di nuovo impianti devono essere realizzati interventi che permettano la contabilizzazione e la termoregolazione del calore per ogni singola unità immobiliare, con errore del ±5% (art. 4 comma 10 e 11), che deve essere specificato nella relazione tecnica (comma 25).

Nota bene: questi primi due punti sono i più controversi e “deboli”, anche rispetto alle normative regionali in vigore, in quanto danno una forte indicazione al mercato orientandolo verso impianti termici centralizzati con contabilizzazione del calore per singola U.I., ma non prevede che ciò sia obbligatorio e non lo prevede per gli edifici di nuova costruzione, come, invece è previsto in alcune legislazioni regionali come quelle dell’Emilia Romagna e del Piemonte
• gli impianti termici in nuovi edifici, ristrutturazioni e nel caso di nuova o ristrutturazione degli oppianti termici, se non producono acqua calda per usi igienico-sanitari con acqua di alimentazione con durezza maggiore o uguale a 25 gradi francesi, oppure, nel caso di impianti con produzione di acqua calda sanitaria minore di 15 gradi francesi, devono avere un trattamento chimico se la potenza è minore di 100 kW, oppure un addolcitore nel caso di potenza maggiore di 100 kW. (art.4 comma 14)
• tutti gli impianti termici, nuovi o ristrutturati, hanno l’obbligo di installare dispositivi per la regolazione automatica della temperatura ambiente nei singoli locali o zone termiche (ad esempio termostato ambiente) e deve consentire la contabilizzazione di calore.


Per gli interventi di mera sostituzione del generatore di calore di cui all’art. 3, comma 2, lett. c) punto 3) del Dlgs 192/2005 valgono le stesse prescrizioni e rendimenti limite di cui all’Allegato I del DLgs 192/2005 modificato dal 311/2006.
Le modifiche rispetto al testo precedente riguardano (articolo 4 commi 6 e 7 ):
• le pompe di calore per le quali all’art. 4 comma 5 lettera b) si specifica che la verifica è fatta tenendo conto del fattore di conversione tra kWh energia elettrica e MJ fissati dall’Autorita per l’Energia Elettrica e per il Gas (nel precedente DLgs 192/2005 tale valore era fissato in 0,36 kWh-elettrici/MJ) • la verifica dimensionale dell’impianto nel caso di aumento di potenza del generatore di calore
• l’equilibratura del sistema di distribuzione nel caso di impianti centralizzati. BIOMASSE E RINNOVABILI Ai commi 12 e 13 sono introdotte le caratteristiche degli impianti alimentati da fonte rinnovabili a biomasse combustibili, che devono rispettare i requisiti minimi fissati dal DPR 59/2009 in merito al rendimento utile nominale (Classe 3 UNI EN 303-5), alle biomasse ammissibili secondo il Dlgs 152/2006 (Allegato X).

Nel caso in cui i generatori alimentati a biomasse siano installati in interventi di ristrutturazioni è comunque obbligatoria la verifica ed il rispetto delle trasmittanze limite delle strutture edilizie opache e trasparenti (art.4 comma 13).
Il DPR 59/2009 dice quindi che le biomasse combustibili sono considerate come fonti rinnovabili, resta il dubbio di come debba essere considerato il loro fattore di conversione in energia primaria se pari a 0 (come previsto anche dal DM 11 marzo 2008, che prevede PCI=0), benchè vi sia un processo di combustione opure utilizzando il fattore di conversione della UNI EN 15603. Su tale questione dovrebbe venire in aiuto la normativa tecnica CTI in particolare la UNI TS 11300 parte 4, ma, a tutt’oggi non è ancora chiaro come e se sarà risolto il problema dei fattori di conversione in energia primaria delle diverse fonti energetiche rinnovabili ed assimilate.

Il DPR 59/2009 fissa gli obblighi in merito alla dotazione minima di fonti energetiche rinnovabili nel caso di edifici pubblici o privati. In caso di nuova costruzione, nuovi impianti termici o ristrutturazione degli stessi (art. 4, comma 22), è obbligatorio l’utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione di energia termica ed elettrica, in particolare copertura di almeno il 50% della produzione di acqua calda sanitaria da fonti energetiche rinnovabili, le modalità applicative sono rimandate in relazione al dimensionamento ad un successivo provvedimento da approvarsi ai sensi dell’art. 4 DLgs 192/2005 (art. 4, comma 23).

È da tenere presente che, allo stato attuale, non è ancora stata emanata le normativa UNITS 11300 parte 4 sulle fonti energetiche rinnovabili. Non vengono forniti ulteriori limiti in merito alle fonti rinnovabili, non sono quindi previsti gli obblighi sulla dotazione minima per la produzione di energia elettrica da rinnovabili, mentre è previsto l’obbligo di eseguire le predisposizioni all’allaccio delle reti di teleriscaldamento se queste si trovano oppure sono previsti dalla pianificazione a meno 1 km dall’edificio (art.4 comma 24).
In merito alla dotazione da fonti energetiche rinnovabili nelle regioni dove si è legiferato in materia si sono introdotti obblighi anche in merito alla produzione di energia elettrica. Occorre sottolineare che, in questa materia (fonti rinnovabili e risparmio energetico), vi è da parte della amministrazioni la “cattiva abitudine” di abbassare i limiti di legge rispetto alle disposizioni nazionali o regionale nei regolamenti edilizi comunali. Si abbassa il valore della trasmittanza da 0,34 W/m2K a 0,30 W/m2K oppure si alza il limite della produzione di ACS da fonte rinnovabile dal 50% al 60%, e via dicendo. A questo si aggiungono alcune incongruenze. Ad esempio si abbassa il valore della trasmittanza e poi si rende più difficile la possibilità di deroga consentite dall’art.11 DLgs 115/2008 del rispetto delle distanze dei confini, o si richiede comunque la Denuncia di Inizio Attività (DIA) per l’installazione del solare termico (sempre art. 11 DLgs 115/2008), creando confusione per le imprese e professionisti locali che si trovano a dover lavorare con parametri e soluzioni costruttive che variano da comune a comune. Il Comune o l’Ente locale “virtuoso” non è quello che riduce i limiti nei propri regolamenti, o inasprisce gli obblighi, dato che già quelli fissati per legge sono, generalmente, coerenti con le possibilità tecniche/economiche locale, ma è virtuoso quello che attiva dei controlli nella documentazione amministrativa ed in cantiere, per le proprie competenze, e che forma il proprio personale e informa la cittadinanza le imprese e i professionisti.

Il risparmio energetico si ottiene con politiche e azioni anche di tipo culturale, eventualmente con sistemi premiali (anche se alcuni si sono dimostrati fallimentari) e non solo nell’abbassare i limiti dei requisiti minimi nei propri regolamenti.

DOCUMENTAZIONE E COORDINAMENTO CON I PROVVEDIMENTI REGIONALI E LOCALI
Gli ultimi commi dell’articolo 4 del DPR 59/2009 si riferiscono ai contenuti della relazione tecnica (comma 25) che il professionista deve redigere e depositare presso le amministrazioni competente in duplice copia (ex. Art 28 L.10/1991), ed alle metodologie di calcolo (comma 26 e 27) che devono essere rispondenti alle norme tecniche UNI o CEN (tra cui le UNITS 11300 previste dall’art. 3) oppure con altri metodi sviluppati all’ENEA o dal CNR (ad esempio il DOCET). A tale proposito l’articolo 7 (Disposizioni finali) prevede che i software commerciali garantiscano che “i valori degli indici di prestazione energetica, calcolati attraverso il loro utilizzo, abbiano uno scostamento massimo di più o meno il 5 per cento” attraverso la verifica e dichiarazione resa dal CTI o dall’UNI. Il CTI (Comitato Termotecnico Italiano) ha attualmente in corso la procedura di valutazione e validazione di 12 software termotecnici, secondo il “Regolamento per la certificazione di conformità alla norma UNI TS 11300:2008 parte 1 e parte 2 di software commerciali per il calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici e degli impianti”. L’art. 5 del DPR 59/2009 sui Criteri generali per l’esercizio, la manutenzione e l’ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale conferma i criteri del DLgs 192/2005 artt. 7 e 9.

Il DPR 59/2009, ai sensi dell’articolo 17 del DLgs 192/2005, ha validità su tutto il territorio nazionale per quelle Regioni e Provincie Autonome che ancora non hanno approvato propri provvedimenti in applicazione alla direttiva 2002/91/Ce. Ai fini della applicazione omogenea della norma sull’intero territorio regionale l’articolo 6 prevede che le Regioni e Provincie autonome possano (e non “devono”):
• definire metodologie di calcolo diverse da quelle previste dall’articolo 3, ma che trovino in queste metodologie indirizzo e riferimento
• fissare requisiti minimi con valori inferiori rispetto al DPR 59/2009, tenendo conto del contesto socioeconomico territoriale (mercato edile, dei materiali e immobiliare). Chi ha già deliberato in materia con propri provvedimento può adottare misure “atte a favorire un graduale avvicinamento dei propri provvedimenti” […] “Le regioni e provincie autonome provvedono affinchè sia assicurata la coerenza dei loro provvedimenti con i contenuti del presente decreto” Il DPR 59/2009 mette fine ad una lunga attesa del settore in merito a regole certe e definite sui requisiti minimi in materia energetica degli edifici.
Si poteva pretendere o fare di più, ad esempio sulle dotazioni da fonti rinnovabili o all’obbligo di dotare gli edifici con più di 4 U.I di impianti termici centralizzati, ma non è questo il punto perché le Regioni potranno normare o adeguare, in materia coerentemente con il proprio settore produttivo con lo specifico contesto socio-economico. Al DLgs 192/2005 mancano i decreti attuativi sui requisiti professionali e i criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e l’indipendenza degli esperti (art. 4, comma 2, lett. c) e le “Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici” di cui all’art. 6 comma 9.



A cura di Kristian Fabbri,
Architetto, svolge la libera professione prevalentemente nell’ambito della progettazione sostenibile. Professore a contratto, autore di diverse pubblicazioni in materia di progettazione e certificazione energetica edite da Dei Tipografia del Genio Civile

I libri per l'approfondimento
CERTIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI
Terza edizione aggiornata al DPR 2 aprile 2009 n. 59
RISPARMIO ENERGETICO IN EDILIZIA
Esempi di intervento per la certificazione e la qualificazione degli edifici
PROGETTAZIONE ENERGETICA DELL'ARCHITETTURA
Il progetto: involucro-impianti, comfort e ambiente
 

Fonte: tratto da Ponte, l'Informazione Essenziale di Gestione e Tecnica per Costruire, Progettare Energia n. 6 - 2009
Dei Tipografia del Genio Civile, Roma.
e - mail: dei@build.it
tel. 064416371
Per abbonarsi a Ponte: vedi Abbonamenti

 


@edilio_it