Progettazione: compenso incentivante prevale l'interpretazione non retroattiva

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ANCHE l’AVVOCATURA  GENERALE  DELLLO STATO SI   E’ ESPRESSA FAVOREVOLMENTE SULLA INTERPRETAZIONE NON RETROATTIVA DELL’INCENTIVO “ART.18,COMMA 4-sexies DEL DECRETO LEGGE 29 novembre 2008, n.185”-CONFERMANDO IL PARERE UNITEL- DELL’AVV. D.SCALERA

L’Avvocatura Generale dello Stato, in considerazione di un contrasto interpretativo sorto  tra la Ragioneria generale dello Stato e la Corte dei Conti, in merito alla applicazione retroattiva (Art. 18 c. 4 – sexies del D.L. 29.11.2008 n. 185), ovvero se la riduzione della percentuale massima del  c.d. “compenso incentivante” trovi applicazione, come ritenuto dalla Ragioneria dello Stato (cfr. circolare, rispettivamente del 23.12.2008 n. 36 e del 13.02.2009, n. 10), con riferimento a tutti i compensi erogati a partire dal 1° gennaio 2009, a prescindere dal fatto che gli stessi si riferiscano ad attività (redazione del progetto e del piano di sicurezza, esecuzione della direzione dei lavori, effettuazione del collaudo) svolte anteriormente alla predetta data, ovvero se la prefata riduzione, come affermato dalla Corte dei Conti – Sezione regionale di controllo per la Lombardia (parere del 24.02.2009 n. 40) operi esclusivamente in relazione ad attività poste in essere successivamente al 1° gennaio 2009, ritiene che debba preferirsi la  tesi della Corte dei Conti per le ragioni che seguono:

  1. L’art. 11 delle disposizioni sulla legge in generale prevede, come noto, che la legge non dispone che per l’avvenire e che essa non ha effetto retroattivo.

                          Il prefato principio generale dell’ordinamento non è stato, tuttavia, elevato a dignità costituzionale, ad eccezione di quanto stabilito  dall’Art. 25 della Costituzione, limitatamente alle leggi in materia penale (cfr. tra le altre, Corte Costituzionale, sentenza n. 6 e n. 397 del 1994, n. 432 del 1997, n. 229 e n. 416 del 2000, n. 374 del 2002, n. 291 del 2003).
Pertanto, secondo la giurisprudenza costituzionale, il legislatore ordinario può emanare norme retroattive ma a condizione che, secondo gli ordinari canoni ermeneutici, il dato normativo precettivo della retroattività sia chiaramente esplicato dalla disposizione che lo introduce.
Orbene, alla luce del prefato principio giurisprudenziale, la portata retroattiva della disposizione di cui all’articolo 61, comma 7-bis del D.L. 25 giugno 2008 n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008 n. 133 (per come introdotta dall’art. 18, comma 4-sexies del D.L. 29 novembre 2008 n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009 n. 2) non sembra potersi legittimamente affermare.

Nella prefata norma, infatti, non si rinviene una disposizion che espliciti la retroattività della norma medesima.
Una circostanza, quest’ultima, che assume particolare significato alla luce del fatto che lo stesso art. 61 del D.L. 25 giugno 2008 n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008 n. 133, al comma 9 (disposizione, peraltro immediatamente susseguente a quella che ci occupa, e relativa, come noto, alla riduzione dei compensi spettanti ai componenti dei collegi arbitrali e delle commissioni di collaudo), prevede espressamente che “le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ai corrispettivi non ancora riscossi relativi ai procedimenti arbitrali ed ai collaudi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.

A ciò si aggiunga che l’efficacia retroattiva del predetto art. 61, comma 7-bis del D.L. 25 giugno 2008 n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008 n. 133, non risulta desumibile neppure dalla interpretazione letterale della norma; al proposito occorre ricordare che, secondo la giurisprudenza  di legittimità, in mancanza di una disposizione che espliciti la retroattività della legge, l’interprete, dato il carattere eccezionale di tale efficacia, può ricavare la mens legis, rivolta ad attuarla, unicamente sulla base della locuzione testuale della norma, solo cioè se il significato letterale non sia compatibile con la normale destinazione della legge a disporre esclusivamente per il futuro, sicchè l’eventuale deroga deve potersi desumere in modo non equivoco da elementi obiettivi della norma (cfr. ex multis, Cass. Civ. Sez. Trib. 12 agosto 2004 n. 15652).

Orbene, nel caso che ci occupa, non si rinviene nella disposizione di cui all’art. 61, comma 7-bis del D.L.  25 giugno 2008 n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008 n. 133, alcun elemento obiettivo che consenta di desumere la portata retroattiva della prefata norma.
A quanto sopra si aggiunga, che la giurisprudenza costituzionale ha, altresì, affermato che le norme retroattive sono costituzionalmente legittime purchè trovino adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza e non si pongano in contrasto con altri valori ed interessi costituzionalmente protetti, così da non incidere arbitrariamente sulle situazioni sostanziali poste in essere dalle leggi precedenti.

La linea interpretativa della Corte Costituzionale evidenzia come le disposizioni di legge retroattive debbano comunque rispettare alcuni parametri essenziali (sentenza n. 6 del 1994) quali:

  1. il principio generale di ragionevolezza (che ridonda nel divieto di introdurre ingiustificate disparità di trattamento);
  2. la tutela dell’affidamento, legittimamente sorto nei soggetti, quale principio connaturato allo Stato di diritto;
  1. la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico;
  2. il rispetto delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario.

Orbene, nell’ipotesi in cui si accedesse all’interpretazione della disposizione, contenuta nel più volte menzionato art. 61, comma 7-septies del D.L. 25 giugno 2008 n. 122 convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008 n. 133, fornita dalla Ragioneria Generale dello Stato, ovvero che la riduzione del compenso incentivante “debba trovare applicazione a tutti i compensi comunque erogati a decorrere dalla predetta data ( 1° gennaio 2009: N.d.E.) e non solo ai lavori avviati dopo l’entrata in vigore della nuova disciplina”, non vi è chi non veda come la norma in argomento si porrebbe in stridente contrasto con il parametro di cui alla superiore lettera b).
Non vi è dubbio, infatti, che una liquidazione, nella misura ridotta dello 0,5% del c.d. compenso incentivante per attività di progettazione, interamente svoltesi in data anteriore  al 1° gennaio 2009 (più precisamente, attività in ordine alle quali, alla data del 1° gennaio 2009, fosse stato già formalmente approvato il progetto esecutivo oppure il definitivo nel caso di appalto integrato) lederebbe, all’evidenza, l’affidamento, legittimamente riposto dai dipendenti dell’Amministrazione in una liquidazione del predetto compenso nella misura fissata nel bando di gara (in aderenza, peraltro, alla previsione contenuta nel regolamento di cui all’Art. 92, comma 5, del Codice dei contratti pubblici) in applicazione della normativa all’epoca esistente.

Fonte: UNITEL


@edilio_it