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Patrimonio urbanistico, città d’arte vittime dell’economia di consumo

Firenze e Venezia chiedono maggiore tutela del patrimonio urbanistico

Patrimonio urbanistico, città d’arte vittime dell’economia di consumo
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Due tra le città d’arte più famose al mondo reclamano maggiore tutela del patrimonio urbanistico, vittima ormai dell’economia di consumo. A Firenze si sta verificando una sorta di “svendita” di numerosi palazzi storici, trasformati in alberghi, pensioni, bed and breakfast o residence. Chi  si erge a difesa del territorio cittadino sostiene che dietro l’alibi della “riqualificazione”, ci sono in realtà interessi speculativi. In pratica la “scusa” sarebbe il controllo di fenomeni di degrado sociale e fisico che si sviluppano nelle vecchie aree abbandonate. Strano è però che anziché rifunzionalizzare le periferie, questo restyling del patrimonio urbano si verifica principalmente nelle zone di maggior valore e affluenza.

Venezia si unisce all’appello, rilevando come la massa di visitatori sia divenuta ormai eccessiva, pregiudicando la qualità della vita, oltre la sicurezza e l’ordine pubblico.L’allarme di pericolo per il patrimonio urbano proviene anche da altre località meta turistica sia di stranieri che degli stessi italiani, vale a dire Capri e le Cinque Terre. Ad aggravare la situazione vi è anche la crescente diffusione e utilizzo di portali online come Booking.com e Airbnb, che offrono camere, appartamenti e abitazioni come alternativa ai tradizionali canali dell’ospitalità. La questione è piuttosto complessa, poiché da una parte non si può frenare l’arrivo dei viaggiatori, ma dall’altra occorre garantire la serenità ai chi nelle città d’arte ci vive.

Ammirare le bellezze del Belpaese è un diritto di tutti, ma occorrono anche misure efficaci a protezione del patrimonio urbanistico, paesaggistico e naturale. Gli scavi a Pompei e il Colosseo a Roma sono un esempio di come si possa il numero chiuso possa “salvare capra e cavoli”, così da assicurare anche una migliore e più piacevole esperienza culturale. Tra le strategie al vaglio vi è la creazione di piattaforme di coordinamento con i tour operator, gestione razionale delle proposte presenti in rete, e la creazione di percorsi turistici alternativi ai classici, in modo da diluire il sovraffollamento.

 

 

 


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