Legambiente a congresso: uscita dal fossile, rigenerazione delle città e sicurezza i temi forti

Legambiente a congresso: uscita dal fossile, rigenerazione delle città e sicurezza i temi forti
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recupero, rinnovabili, sicurezza cantieri

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"Ridurre i consumi a partire dal sistema dei trasporti, implementare efficienza e fonti rinnovabili nelle sue molteplici forme, investire nelle reti, combattere con decisione il rischio di infiltrazioni mafiose nel settore energetico, pianificare il sistema degli incentivi, sapendo che in base alle previsioni dell'European Photovoltaic Industry Association, l'Italia sarà il primo paese europeo a raggiungere la grid parity già nel 2015. Lavorare sugli stili di vita, partecipare al risanamento del paese anche con i progetti per la sostituzione dei tetti in amianto con quelli fotovoltaici. Ma anche chiudere definitivamente con il nucleare, mettendo in sicurezza i siti esistenti, impedire nuove autorizzazioni per le trivellazioni petrolifere nei nostri mari e l'apertura di nuove mega centrali, bloccando la penetrazione del carbone. Perché l'alternativa, come dimostrato dalla vittoriosa campagna referendaria contro il nucleare, c'è". Questi gli obiettivi da perseguire per "uscire dall'era fossile", primo punto portante della discussione ambientalista nel congresso di Bari e delle politiche del futuro per l'Italia e per l'Europa nella relazione di apertura del presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza al IX Congresso nazionale dell’associazione ambientalista che si è tenuto a Bari dal 2 al 4 dicembre. Cogliati Dezza identifica poi nella 'rigenerazione delle città' e nella 'sicurezza' le ulteriori assi portanti del dibattito sullo sviluppo futuro.

"Le città rappresentano oggi la quintessenza dello sviluppo sbagliato. Sono le responsabili della maggior quantità di CO2 emessa in atmosfera. Sono il luogo del caos quotidiano, della perdita di identità, dell'inefficienza energetica, della dispersione sociale e della bruttezza insostenibile delle periferie, del consumo di suolo. Ma, proprio per questo devono essere il luogo da cui ripartire. Per procedere su questa strada occorre vincere la battaglia della legalità, contro le morti bianche e il lavoro nero, occorre che si capisca che non sarà la deregulation a salvare l'occupazione, né la pervasiva occupazione di suolo agricolo per costruire appartamenti indipendentemente dalla domanda. Ci aspettiamo nei prossimi anni una vera rivoluzione culturale, che peraltro nell'ANCE è già avviata. D'altra parte l'invecchiamento del cemento, la presenza diffusa di edifici veri e propri colabrodo energetici, il caos nella mobilità e la crisi del trasporto pubblico locale, richiedono una forte alleanza tra ambientalisti, lavoratori, imprenditori insieme agli amministratori locali, per bloccare il nefasto sistema degli oneri di urbanizzazione, come fonte principale di finanziamento degli enti locali, per investire, anche utilizzando le cornici positive che possono venire dal patto dei sindaci e dall'approvazione di buoni regolamenti edilizi, in riqualificazione energetica e idrica, in sistemi di mobilità su ferro e pubblici, in quartieri a zone 30". E poi la sicurezza: "Al di là della percezione mediatica, la mancanza di sicurezza in città è provocata soprattutto dal traffico automobilistico, dall'inquinamento atmosferico, molto più che dalla micro criminalità. Ma il tema della sicurezza è un tema pervasivo in Italia, che va al di là dei confini urbani, riguarda le aree industriali, le bonifiche, la presenza diffusa dell'amianto, gli inquinanti in atmosfera o nell'acqua, la depurazione ed il sistema delle fognature, e la certezza dell'approvvigionamento idrico.
E soprattutto riguarda due incredibili emergenze: la sicurezza sismica e quella idrogeologica, per le quali si è finora riusciti solo a intervenire a valle dei disastri, nella più totale incapacità di investire in prevenzione e messa in sicurezza del territorio e delle abitazioni, spendendo miliardi per ricucire le ferite inferte. Solo negli ultimi due anni abbiamo speso più di 800.000 euro al giorno per recuperare i danni di alluvioni e frane. Senza considerare il danno irrecuperabile delle vite, della perdita della casa, degli affetti, della memoria".
Cogliati Dezza ha quindi proposto al Congresso alcune azioni su cui impegnarsi: "la rivoluzione energetica, già in atto, deve produrre cambiamenti reali. Chiediamo di chiudere le centrali a olio combustibile e a carbone, le più inquinanti e meno efficienti. Per mettere in sicurezza i territori dal dissesto idrogeologico proseguiamo il nostro lavoro con la Protezione Civile, rilanciamo la collaborazione con l'ANCI, con gli ordini professionali, con gli agricoltori, con i costruttori perché si diffonda una cultura adeguata e si dia il valore necessario ai Piani di bacino e di distretto per prevenire i disastri, ma soprattutto dobbiamo ripartire da quanto le alluvioni di questo mese hanno messo in rilievo: la gente non sa come si deve comportare in caso di emergenza. Sapendo anche che se non c'è un salto di qualità nella battaglia contro il consumo di suolo ogni azione volta a migliorare la sicurezza dei nostri territori è votata al fallimento. Promuoviamo quindi la realizzazione di un servizio civile volontario per la prevenzione, che oltre a realizzare interventi di manutenzione leggera degli alvei, lavori con la popolazione per informarla e per fare esercitazioni su cosa si deve fare in caso di emergenza". Molto spazio nella riflessione è stato dedicato un concetto cardine caratteristico del nostro Paese: la bellezza.
"L'Italia deve tornare a produrre bellezza, la bellezza è sempre stato il tratto dominante della nostra storia. La bellezza è speranza, la bellezza ti impedisce di assuefarti agli scempi, è il filo che tiene insieme il passato e il futuro. E' sempre in evoluzione, va costruita e ricostruita. Qui sta la vocazione più inossidabile del nostro paese, qui sta l'ostacolo da superare, perché questo paese da decenni non produce più bellezza, se non in modo occasionale e sporadico, il consumo di suolo e la marea montante dell'indifferenza e della chiusura nella ristretta cerchia della propria vita, interrotta solo da qualche atto di generosa solidarietà per le vittime ricorrenti dei disastri ‘naturali’, sono i simboli di questo declino antropologico.
Spetta anche a noi rilanciare la bellezza dei gesti, la virtù civica, la voglia di partecipazione, mentre la bellezza delle cose è testardamente rimasta in questi anni la carta vincente anche dell'economia che ha saputo rispondere alla crisi del Paese: il made in Italy, il design, le produzioni culturali coprono ormai il 4,8% del valore aggiunto prodotto in Italia, per 1,4 milioni di occupati. E la bellezza dei luoghi. La bellezza del paesaggio e delle città non è, e per noi non potrà mai essere, la difesa esclusiva dell'esistente, non possiamo accettare un'idea di conservazione come rigida ingessatura dell'esistente, né ci possiamo accontentare di fermare la bellezza in zone dedicate, vere e proprie riserve indiane, che siano i centri storici o le Tre Cime di Lavaredo. La bellezza o è pervasiva o non è. La bellezza ci deve accompagnare in tutti i luoghi in tutte le attività della nostra giornata, deve essere il motivo per cui si blocca il consumo di suolo (insieme alla ragioni ecologiche), deve essere il valore aggiunto alle trasformazioni del territorio. La bellezza ci deve accompagnare nella nostra vita quotidiana, negli spazi che percorriamo tutti i giorni. Per questo le nostre battaglie future dovranno essere non solo perché si blocchi ogni scempio nei territori, perché si facciano opere belle, ma soprattutto perché la bellezza abiti in modo permanente nelle nostre periferie”. A conclusione del congresso, Vittorio Cogliati Dezza e Rossella Muroni sono stati confermati, rispettivamente, presidente e direttrice generale di Legambiente.