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Immobili italiani di interesse artistico. Sì a incarichi anche a ingegneri stranieri

Immobili italiani di interesse artistico. Sì a incarichi anche a ingegneri stranieri
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materiali, recupero

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Una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea (C-111/12) ha stabilito che l'accesso a lavori di ingegneria civile su immobili di interesse artistico non può essere precluso agli ingegneri di altri Paesi Ue.

Al centro della controversia vi è una contestazione degli ingegneri civili in merito al regio decreto n. 2537 del 1925, che afferma: “Formano oggetto tanto della professione di ingegnere quanto di quella di architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi geometrici e le operazioni di estimo ad esse relative. Tuttavia le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla [legge] 20 giugno 1909, n. 364, per l’antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di architetto; ma la parte tecnica può essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere”.

Da lungo tempo gli ingegneri civili che hanno ottenuto i propri titoli in Italia contestano tale restrizione del loro campo di attività, facendo leva, esplicitamente, sulladirettiva 85/384/CEE, che stabilisce il “reciproco riconoscimento dei diplomi, certificati ed altri titoli del settore dell’architettura”, con l'obiettivo di “agevolare l’esercizio effettivo del diritto di stabilimento e di libera prestazione di servizi”.

Nel fornire un'interpretazione della 85/384, la Corte Ue chiarisce che essa “non si propone di disciplinare le condizioni di accesso alla professione di architetto, né di definire la natura delle attività svolte da chi la esercita. Dal nono considerando di tale direttiva risulta infatti che il suo articolo 1, paragrafo 2, non intende fornire una definizione giuridica delle attività del settore dell’architettura”. E' quindi competenza della “normativa nazionale dello Stato membro ospitante individuare le attività rientranti in tale settore”.Tuttavia, continua la Corte, “da tale competenza dello Stato membro ospitante non può dedursi che la direttiva 85/384 consenta a detto Stato membro di subordinare l’esercizio delle attività aventi ad oggetto immobili di interesse artistico alla verifica delle qualifiche degli interessati in questo settore”.

Ciò implica, in sostanza, che lo Stato membro non può imporre condizioni aggiuntive al mutuo riconoscimento dei titoli previsto dall'art. 11 della direttiva 85/384, per le attività rientranti nel settore della professione di architetto.

Per questi motivi, afferma la Curia,“l’accesso alle attività previste all’articolo 52, secondo comma, del regio decreto n. 2537/25, vale a dire alle attività riguardanti immobili di interesse artistico, non può essere negato alle persone in possesso di un diploma di ingegnere civile o di un titolo analogo rilasciato in uno Stato membro diverso dalla Repubblica italiana, qualora tale titolo sia menzionato nell’elenco redatto ai sensi dell’articolo 7 della direttiva 85/384 o in quello di cui all’articolo 11 di detta direttiva”.

In conclusione, pertanto, gli ingegneri di altri Paesi membri possono svolgere attività di ingegneria civile su immobili di interesse artistico in Italia. Gli ingegneri italiani, al contrario, non possono in virtù della normativa nazionale, sulla quale la Corte Ue non interviene.

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