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Il valore strategico della rigenerazione urbana. Intervista al Presidente INU

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Il valore strategico della rigenerazione urbana. Intervista al Presidente INU
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Intervista esclusiva di Edilio all'architetto Silvia Viviani, Presidente di INU, Istituto Nazionale di Urbanistica, che interverrà nell'ambito di SAIE Academy, la scuola di formazione SAIE nata con l'obiettivo di diventare una vera e propria scuola dell’innovazione tecnica. L'architetto in particolare prenderà parte al corso in programma il 14 ottobre sul tema Rigenerazione urbana per la qualificazione del costruito: modelli e strumenti.

"Rigenerazione urbana per la qualificazione del costruito” è il titolo del corso di SAIE Academy, la scuola di formazione SAIE, al quale  parteciperà come Presidente di INU. Qual è l’importanza della rigenerazione urbana per il nostro Paese?

La rigenerazione urbana ha un valore strategico, permette di intervenire sulle nostre città secondo principi di integrazione fra politiche e azioni molteplici, che comprendono riqualificazione fisica degli spazi, risanamento dei cicli urbani, bonifiche e ripristini ambientali, armonizzazione tra le componenti naturali, urbane e rurali, adattamento climatico, inclusione sociale, accesso alla casa, innovazione d’impresa, attivazione culturale. E’, in sostanza, un insieme complesso di interventi utile per l’erogazione ottimale dei servizi e la qualità delle condizioni di vita, finalizzato alla produzione e alla distribuzione di ricchezza pubblica e privata, caratterizzato da un approccio ecosistemico, con il quale la città è trattabile come un organismo dinamico.
La rigenerazione urbana non è una categoria di intervento confinata nel settore tecnico, può diventare un progetto collettivo, un patto sociale nel quale ridefinire i ruoli di tutti gli attori, pubblici e privati, per declinare il futuro delle città nelle quali vorremmo vivere, assegnando ai valori sociali e ambientali una rilevanza economica, mettendo al centro dell’attenzione l’abitabilità e le relazioni indotte dalla qualità degli spazi pubblici. Con questo cambiamento di approccio, di metodo e di strategia, possono cambiare i comportamenti e gli stili di vita, la domanda e l’offerta di servizi -dalla mobilità al welfare urbano; si possono modificare i costi, finanziari e ambientali, associati alle attuali condizioni urbane; si attivano occasioni di lavoro e pratiche sperimentali di solidarietà sociale.

Quali sono gli strumenti per un buon progetto di rigenerazione urbana?
Occorre utilizzare la multiscalarità di strumenti applicati all’edificio, allo spazio pubblico e alla scala urbana, interpretare la complessità delle forme urbane, indagare nel dettaglio i luoghi e le differenze degli ambiti urbani, rappresentare lo stato delle risorse e la loro propensione all’evoluzione, utilizzare le nuove tecnologie come sostegno a processi di informazione e di partecipazione, di scambio di conoscenze, di monitoraggio degli effetti e infine investire nelle infrastrutture complesse che sono nel contempo reti ecologiche e reti di trasporto di persone, cose e dati. 
Servono strumenti di partnership pubblico-privata che possano rendere convenienti tanto quanto virtuosi gli investimenti privati e che permettano un’allocazione efficiente delle risorse pubbliche. E’ 
importante far lavorare insieme le popolazioni, le istituzioni, le professioni e le imprese, in modo da sollecitare idee e iniziative. 
Non è possibile pensare di rinnovare le nostre città completamente e simultaneamente in ogni luogo: occorre saper innescare processi, con la capacità di definire le priorità e persino la pazienza di attendere che maturino nel tempo le condizioni per riqualificare i tanti edifici e spazi che costituiscono la risorsa più preziosa per il futuro. Ci vogliono  norme generali di riferimento che semplifichino lo scenario al quale attingere per adeguare gli edifici e  le città con flessibilità e adattamento ai contesti, per permettere gli usi temporanei, i laboratori urbani, le comunità d’impresa, che sviluppano l’innovazione culturale e produttiva. Mancano strumenti fiscali, visioni unitarie e regole semplici, bisogna spingere sul coordinamento delle competenze e su una chiara attribuzione delle responsabilità, che permettano di rinnovare gli strumenti tecnici senza cadere nell’autoreferenzialità.

Quali modelli si stanno adottando attualmente e quali esperienze reputa siano in assoluto più degne di nota?
Le buone pratiche di rigenerazione urbana, coniugando housing sociale e riefficentamento edilizio, cooperazione e innovazione, producono ambiti urbani sicuri e gradevoli che si sostituiscono alle forme urbane connotate da degrado fisico, ambientale e sociale. Ecco alcuni buoni esempi:
Amburgo - Hafencity (mixité funzionale e sociale, riqualificazione urbana) Friburgo - Vauban (sostenibilità energetica, armatura urbana car-free, struttura verde) Città di Torino - iniziative diffuse di housing sociale e start up per l'innovazione Liverpool - Eldonian Village (social housing, rigenerazione urbana, cooperazione sociale) Malmoe - Quartiere Bo01 (social housing, sostenibilità energetica) Copenaghen - Orestad (social housing, spazi pubblici) Stoccolma - Hammarby Sjostadt (inclusione sociale, sostenibilità energetica, struttura verde e spazi aperti) Helsinki - EcoVikki (sostenibilità energetica)


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