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Efficienza urbana: la città come motore di sviluppo

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Efficienza urbana: la città come motore di sviluppo
TAG:
bioedilizia, fotovoltaico, materiali, normativa sismica, recupero, rinnovabili

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L'equilibrio ambientale delle forme urbane come obiettivo primario

di Silvia Viviani, Presidente INU - Istituto Nazionale di Urbanistica.
da Ponte, DEI Tipografia del Genio Civile n. 5 - Progettare Energia

Valorizzazione dei patrimoni territoriali, economia della conoscenza, modernizzazione dei servizi urbani, pratiche per l’inclusione sociale, promozione di filiere produttive locali, sono i drivers che guidano l’allocazione delle risorse comunitarie nelle città, strategie di un’Agenda Urbana che nel nostro Paese stenta ad assumere una configurazione compiuta.

Eppure alla città è assegnato un posto centrale in tutti i dibattiti. A essa guardano tanto le riforme in corso quanto le ipotesi sulla crescita sostenibile, che oggi, superate le riflessioni in merito al dopo crisi, si basano sull’idea della rigenerazione diffusa, un insieme di azioni tese a riqualificare le forme urbane, verso la piena integrazione delle diverse politiche di settore. Reti e luoghi sono le parole chiave di un progetto di rinnovo che non è la mera sommatoria di interventi edilizi o infrastrutturali. Abitabilità e qualità della vita, molteplicità e varietà del lavoro sono obiettivi realizzabili in una città risanata e inclusiva, attrattiva e capace di sviluppare non solo sevizi e prodotti ma soprattutto idee. L’ideazione e la creatività necessitano di spazi di incontro e di apprendimento, di luoghi dotati di riconoscibilità e di trame urbane agevoli e interconnesse, di infrastrutture che permettono la circolazione dei flussi di informazioni, di ambienti in grado di facilitare la solidarietà.

La lunga durata e il cambiamento strutturale delle condizioni urbane sono questioni che riguardano la correlazione tra crisi climatica e crisi finanziaria, tanto quanto i rapporti tra democrazia e città, in altri termini il contributo di ognuno e di tutti al cambiamento degli stili di vita e alla riqualificazione degli spazi pubblici e privati nei quali vivere e lavorare. La lotta al cambiamento climatico è diventata strategia attiva di resilienza. Gli obiettivi della sostenibilità si sono trasformati in pre-requisiti.

L’orizzonte della low carbon economy è già una road map, con traguardo al 2050, per un’economia europea more climatefriendly and less energy-consuming e città più pulite, con trasporti pubblici migliori, minori emissioni, edifici energeticamente efficienti. Nei suoi due ultimi Congressi (Livorno, aprile 2011 e Salerno, ottobre 2013), l’Istituto Nazionale di Urbanistica si è occupato di città, riferendosi a un modello di sviluppo diverso dal passato e assumendo sia le potenzialità sia le fragilità degli ambienti urbani. Già nel Congresso di Livorno (nota 1), l’INU rilevò l’intreccio fra crisi climatica e crisi finanziaria e le soluzioni ambientali, produttive e occupazionali che si sono incontrate nella promozione della green economy, ove la questione energetica assumeva un rango centrale.
Fu allora condivisa una definizione di risorse, intese come alimentazione della vita urbana: l’energia, l’acqua, le materie prime per le costruzioni, il cui costo crescente ne rendeva più chiare la finitezza e la preziosità. Non solo la progettazione urbana e territoriale ma anche, e forse di più, le modalità di gestione delle risorse assumevano un valore specifico nelle politiche locali, combinando risparmio e produzione.

Si pose pertanto la necessità di rivedere gli strumenti di pianificazione per intervenire efficacemente nella città esistente, ove la complessità rende non facile perseguire standard di sostenibilità ma, al contempo, la qualità energetica e ambientale appariva con chiarezza il fattore trainante delle ipotesi di sviluppo secondo una visione di lungo periodo. Nel Congresso di Salerno (nota 2), l’INU sceglie di declinare i paradigmi del cambiamento per “la città motore di sviluppo” e assume la resilienza come approccio strategico utile per rendere le città capaci di adattarsi alle caratteristiche specifiche del proprio contesto ambientale, in una prospettiva praticata, e non solo invocata, di “trasformazione sostenibile”.

Si sono indicati i metodi per modificare le prestazioni urbane:

• operare secondo appropriatezza ai contesti urbani e ai fenomeni locali, sulla base di una corretta conoscenza delle condizioni di stato e di rischio;
• informare e formare la cittadinanza;
qualificare le competenze richieste;
• sostenere le economie e le filiere locali;
• ripensare in chiave di efficienza ambientale non solo i singoli edifici ma gli insediamenti nel loro complesso;
promuovere il contenimento del consumo di suolo come fattore progettuale, sia per la mitigazione che per l’adattamento, operando sui cicli delle acque e della difesa del suolo, ottimizzando le reti esistenti a servizio della popolazione, utilizzando criteri di progettazione urbanistica che uniscono scelte tipo-morfologiche, forestazione urbana, materiali costruttivi, tecnologia, infrastrutture blu e verdi, potenziamento delle reti intelligenti di produzione di distribuzione di energia da fonti rinnovabili.

Dunque, per pensare alle città del futuro i grandi cambiamenti sociali, economici, climatici, che inducono movimenti della popolazione e trasformazione delle geografie territoriali e delle forme urbane, sono aspetti irrinunciabili. Resilienza e flessibilità possono essere assunte come parole chiave di un progetto complessivo che deve riguardare tanto gli assetti istituzionali quanto gli strumenti di pianificazione, la formazione, l’impegno pubblico. Esse inducono verso traiettorie lungo le quali sia possibile dare risposta ai bisogni delle persone, alle loro aspettative, alle loro necessità di convivenza.

Esse, inoltre, inducono verso l’equilibrio ambientale delle forme urbane, perché siano ecologicamente efficienti e, in fin dei conti, più salubri. Una questione che attiene anche alla convivenza sociale e al diritto di tutti e di ognuno di vivere in condizioni migliori. L’efficienza urbana può essere infatti definita come il corretto rapporto fra il soddisfacimento dei bisogni individuali e il mantenimento dei valori collettivi a un livello adeguato. In questo quadro, la sostenibilità diventa un prerequisito degli interventi di manutenzione e incremento delle prestazioni urbane e del capitale ecologico urbano, che non prescinde dalle culture locali, dalla suscettibilità al cambiamento, e che non promana dalla sommatoria delle regole edilizie e delle opere pubbliche.

Il cambiamento riguarda, infatti, le modalità di erogazione dei servizi, l’efficienza di esercizio delle funzioni di base della coabitazione urbana, l’introduzione del fattore tempo e dei cicli di vita delle persone, compresi i disagi, nella domanda di città e nella garanzia dei diritti. L’integrazione auspicata si basa sul ciclo di vita urbana e sulla riqualificazione degli spazi fisici. Operare sui cicli (acqua, rifiuti, energia) trasforma i luoghi urbani da consumatori a produttori, da inquinatori a risanatori. Non sono separabili ideazione e gestione, tradizione e innovazione, governance e partecipazione.

Si aggiunge a tutto questo una relazione strutturale fra ecologia urbana e paesaggi di città, che è anche una questione culturale. In essa prende corpo la città come motore di sviluppo, quella città variamente aggettivata (learning city, smart city, green city), nella quale sono rilevanti la cura nell’uso delle risorse, un’etica dei beni comuni, una rigenerata efficienza a base degli stili di vita, la creazione delle condizioni di convivenza in spazi diversamente percepiti e vissuti, dove densità e spazi aperti, paesaggi urbani e rurali si distinguono e si sostengono.

Vi si situa anche la messa in sicurezza delle popolazioni. La città, infatti, è travolta dalle calamità naturali. L’immagine ideale di città sicura è al contempo ricca di verde e di tecnologia amica. Non v’è dubbio che questo impatti sulla concezione del paesaggio e che vi sia bisogno di chiedersi quanto la sostenibilità ambientale degli insediamenti possa essere sostenuta da progetti e approcci paesaggistici in grado di modificare la percezione estetica. Se ci domandiamo come e se un paesaggio contemporaneo sostenibile possa apparire sostenibile dal punto di vista ambientale, rintracciamo ideali conflittuali che oppongono le forme urbane della metropolizzazione ai villaggi autosufficienti (nota 3), ove le prime appaiono rarefatte, disordinate e sfrangiate e, al contempo, congestionate dal traffico veicolare, mentre i secondi suggeriscono immagini di pulizia e compattezza, pedonalità e rilevante presenza di verde. La sostenibilità ambientale e la percezione estetica si uniscono nell’immaginare una versione tecnologicamente efficiente di paesaggi rurali ordinatamente urbanizzati. Analogamente, l’obiettivo della produzione energetica da fonti rinnovabili ha incontrato non pochi ostacoli nelle politiche di protezione del paesaggio e nelle aspettative delle popolazioni di mantenimento dei paesaggi consolidati nelle percezioni individuali e collettive.

La risposta progettuale da parte di un’urbanistica sapiente nel prospettare le forme urbane del futuro indica nella rigenerazione urbana una politica complessiva che aiuti a superare quel genere di conflitti, potendo coniugare le prestazioni ecologiche e ambientali a una nuova qualità paesaggistica, che permetta alla società contemporanea di inventare una diversa rappresentazione di se stessa, non meramente nostalgica, condivisibile, partecipata. In essa, operare sui cicli energetici è occasione per riconfigurare gli spazi urbani, non limitandosi alle dotazioni necessarie ma considerando il risparmio e la produzione di energia fattori assegnati tanto agli interventi di ristrutturazione e sostituzione edilizia quanto a quelli di ristrutturazione urbanistica, lavorando per parti di città.
L’INU si pone oggi, in questo quadro, come un soggetto esperto, che può contribuire fattivamente alla conoscenza dei molteplici contesti urbani e alla costruzione delle politiche per le città italiane. A tal fine opera sull’intero territorio nazionale, con le diciannove sezioni regionali, le Commissioni e i Gruppi di studio, e mette a disposizione diversi progetti4, con i quali si intende mappare e misurare la propensione delle città italiane allo sviluppo sostenibile ed intelligente.

Nota 1:
Si veda: http://www.inu.it/congressi-inu/xxviicongresso-nazionale-la-citta-oltre-la-crisi-risorsewelfare- governo/.
Nota 2:
Si veda: http://www.inusalerno2013.it/inu/index.php.

Nota 3:
Claudia Cassatella, Paesaggio al futuro. Le immagini della sostenibilità, in Landscape to be - Paesaggio al futuro, Marsilio 2013, pag. 17.
Nota 4:
Si veda: http://www.inu.it/16261/notizie-inu/programma-presidenza-inu-2014-2016/.


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