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Crisi edilizia, allarmante calo di occupazione, produzione e salari

L’Italia fanalino di coda dei paesi UE, la crisi edilizia è sistemica

Crisi edilizia, allarmante calo di occupazione, produzione e salari
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La crisi edilizia in Italia ha raggiunto ormai proporzioni allarmanti. Dal 2010 ad oggi il settore ha registrato un calo vertiginoso nelle costruzioni, dell’occupazione e dei salari. In circa 7 anni nuovi appalti e licenze sono diminuite di oltre il 65%, con un 28% di ore lavorate in meno e una produzione scesa ben oltre il 30%. I numeri provengono dalla ricerca del Centro Studi ImpresaLavoro, che ha inoltre evidenziato come il nostro paese si stia comportando in maniera anomala rispetto al resto d’Europa, dove invece il trend è grosso modo positivo. Se si escludono paesi come il Portogallo, la Grecia e la Slovenia, in “tutti gli altri” (Germania, Francia, Regno Unito, Spagna e Irlanda) la crisi edilizia sembra quasi passata del tutto.

Nel Belpaese il comparto rileva un andamento otto volte peggiore della media UE a 28 (-32,2% contro -3,9%). Per uscire dalla crisi edilizia si invocano maggiori contributi finanziari pubblici, monitoraggio sulla regolarità contributiva della manodopera, e soprattutto una minore tassazione. La pressione fiscale è infatti considerata da molti la “vera madre” della crisi edilizia, che ha trasformato gli immobili da investimento sicuro a voce di costo per le famiglie. Alle tasse si aggiunge il mancato rinnovo del contratto collettivo, scaduto da oltre un anno e mezzo.

Giorgio Spaziani Testa, Presidente di Confedilizia, e Paolo Righi, Presidente di Confassociazioni Immobiliare, sono concordi sul ruolo che il Governo dovrebbe avere nel risolvere la crisi edilizia, acquisendo finalmente una presa di coscienza e di responsabilità. Le agevolazioni per ristrutturazioni, adeguamenti sismici ed efficientamenti energentici, sono servite a ben poco, a dimostrazione che le strade da percorrere sono altre. Per ultima ma non ultima vi è la questione “invecchiamento strutturale” principalmente delle periferie. Negli anni 60’ si è costruito tanto e in fretta, con risultati spesso discutibili. Occorrerebbero nuovi regolamenti nazionali per l’abbattimento epremi di ricostruzione come accade all’estero, definendo i parametri per la salvaguardia dei centri storici.

 

 

 


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