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Architettura ostile, uno strumento di controllo camuffato da design

Gestire alcuni comportamenti sociali attraverso l’architettura ostile

Architettura ostile, uno strumento di controllo camuffato da design
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Viene chiamata architettura ostile o anche architettura difensiva, una logica di progettazione urbanistica che da qualche anno si sta diffondendo in molte città del mondo, anche in Italia. Strade, piazze e stazioni vengono “arricchite” con installazioni dall’apparente funzione estetica, ma che in realtà hanno come scopo principale quello di scoraggiare alcuni comportamenti sociali. L’esempio più emblematico di architettura ostile è la discussa panchina di Camden Bench a Londra, in pratica un blocco di cemento di forma arrotondata e irregolare, dove ci si può appena sedere (scomodamente), su cui è impossibile dormire e che non si presta alle evoluzioni degli skateboard.

In pratica con la “scusa” del design si esercita un preciso strumento di controllo, che si ripercuote maggiormente sulle categorie umane più deboli e svantaggiate.Vi sono circostanze in cui l’architettura ostile viene impiegata in modo nemmeno poi tanto velato. È il caso delle panchine dotate di fasce metalliche al centro, delle rastrelliere per bici o dei punteruoli montati nei viadotti, per impedire a poveri e senzatetto di allestire ricoveri di fortuna.Mentre da una parte ci si batte per eliminare le barriere architettoniche per diversamente abili, dall’altra se ne creano di nuove per nascondere alla vista coloro che sono indesiderati.

L’architettura ostile comprende anche soluzioni tecniche e logistiche che fungono da deterrente per spacciatori o delinquenti . Una illuminazione più intensa può servire ad allontanare chi sfrutta l’oscurità per aggressioni, furti, scippi e rapine. Le luci blu nei bagni pare rendano particolarmente difficile individuare le vene e quindi ostacola i tossicodipendenti nel bucarsi. L’architettura ostile può essere quindi un’arma per educare o correggere, ma spesso è un alibi per colpire chi è meno fortunato, alimentando indifferenza e odio. I critici e i detrattori sostengono che la cosiddetta “civiltà” ha bisogno piuttosto di misure e interventi risolutivi di tipo politico, oltre a una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

 

 


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